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Ripensare la sinistra

16 maggio 2011  /   Nessun Commento

di Olaf Cramme, direttore di Policy Network

Se la famiglia socialdemocratica vuole giocare un ruolo guida nel ventunesimo secolo, deve diventare la forza dominante di qualsiasi coalizione progressista, non solo in termini di voti, ma sopratutto quanto a idee e politiche. Forgiare coalizioni di questo tipo sembra però indispensabile, all’interno di una arena politica sempre più frammentata e polarizzata. E, nei differenti contesti politici nazionali, i Verdi, la sinistra, i socialisti liberali, i nazionalisti progressisti o i partiti regionalisti potrebbero costituire partner stategici. Ma alleanze di questo tipo hanno i propri punti deboli. Dando priorità al mettere insieme un minimo comun denominatore di un “arcobaleno” progressista, la coalizione rischia di ignorare le preoccupazioni politiche di quegli elettori che scartano i socialdemocratici e votano centrodestra. Allo stesso modo, un manifesto minimo non può essere elettoralmente credibile nè essere servibile come vero programma di governo. In altre parole, coalizioni progressiste possono essere necessarie, ma è illusorio pensare che siano da sole sufficienti. I partiti socialdemocratici dovranno perciò mostrare una maggiore capacità di reinvertarsi, per mantenere la rilevanza politica. Devono rimettersi in linea con lo spirito del tempo e formulare risposte convincenti alle domande più pressanti della nostra epoca: come far sì che il capitalismo funzioni per molti e non per pochi; come assicurare ripresa e prosperità in un mondo con l’economia che cambia; come far sì che la finanza funzioni per promuovere crescita e innovazione; come promuovere le possibilità di vita e combattere la marginalizzazione e l’esclusione di certi gruppi sociali; come contrastare la polarizzazione del mercato del lavoro; e come affrontare il cambiamento demografico e le migrazioni – giusto per citare alcune delle più importanti. Queste risposte devono essere trovate attraverso un nuovo modello di governo socialdemocratico, che non riguarda solo vincere le elezioni ma anche suscitare di nuovo aspettative e costruire fiducia sulle pratiche e le politiche democratiche. Solo così si può impedire il violento divario tra le speranze irrealistiche e le disillusioni troppo pessimistiche che troppo spesso caratterizzano il pensiero del centrosinistra. In un periodo di difficoltà economiche, può esistere per i socialdemocratici la tentazione di allinearsi alle forze solo protestatarie. Senza dubbio è un imperativo evitare che la crisi economica si trasformi in una crisi sociale con disoccupazione di massa, riduzione del welfare e pesanti tagli ai servizi pubblici. La sinistra può farlo meglio, quando è al governo, capace di affrontare la dura realtà e prendere decisioni difficili. Tracciando le linee di una nuova economia politica, questa raccolta di appunti e riflessioni rappresenta una guida incisiva lungo la strada sulla quale i socialdemocratici devono ora viaggiare.

(Questo testo è l’introduzione alla pubblicazione Priorities for a new political economy elaborata da Policy Network in occasione della Progressive Governance Conference di Oslo del 12 e 13 Maggio. Pubblicheremo estratti sui diversi argomenti nei prossimi giorni)

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